Scheda 01

RITRATTO DI GIACOMO ISNARDI, 1880

OLIO SU TELA

  cm 46 x 36

stato di conservazione buono;

  firmato in basso a destra: G. Gabbiani (corsivo a matita);

iscrizioni sul retro: Giacomo Isnardi / eseguito da G. Gabbiani nell’età / di 18  anni;

 N.C.S. 16/00104515;

 F.N. SBAAAS BA 140131/D

 N. I. M /S : 1605 ( 245 Gabb.)


L’opera ritrae di mezzo profilo un uomo dal volto in parte coperto da una lunga barba bianca; sebbene anziano, mostra una pelle liscia e rosea, lo sguardo stanco ma profondo.

Indossa un cappello a falda larga e una cappa di panno con un grande collo, entrambi neri, che conferiscono al soggetto grande imponenza.

 

E’ il primo ritratto ufficiale eseguito da G. Gabbiani “dal vero” come sottolinea il pittore stesso all’atto della donazione; il giovane artista, di soli 18 anni, si attiene strettamente ai dettami classici del suo maestro Giovanni Battista Calò*.

Curato nei particolari, quasi minuzioso nel rendere con delle svirgolettate di colore la lunga barba dell’Isnardi, personalità di cui non conosciamo l’attività, gioca su toni scuri nel resto del dipinto, facendo in modo che quel particolare luminoso sia la sintesi della personalità dell’uomo, molto probabilmente un amico di famiglia, di certo di alto rango e cultura.

 

*Giovanni Battista Calò (Barletta 1832 - 1895)

Di salute cagionevole, dopo gli studi all’Istituto di Belle Arti di Napoli dove frequenta i corsi di Giuseppe Mancinelli, è costretto a ritornare nella sua città natale dove insegnerà disegno nella scuola tecnica locale e dove la sua rilevante capacità didattica darà vigore all’ottima predisposizione dei suoi allievi G. De Nittis, Vincenzo De Stefano, Raffaele Girondi e lo stesso Gabbiani.

I suoi dipinti, raccolti nel museo di Barletta, Zampognaro e figlia del 1859/60 e Autoritratto del 1858 sono caratterizzati da una notevole propensione per il disegno e la resa plastica delle figure, elementi stilistici che lo renderanno perciò maggiormente stimato come ritrattista di elevata qualità (a Barletta sono conservati sette suoi ritratti) che come paesaggista; tematica, quella del paesaggio, da lui solo sfiorata (si ricorda la Veduta del ponte vecchio sull’Ofanto, di notevole resa prospettica) e tuttalpiù usata come sfondo per raffigurazioni più complesse (v. la rappresentazione di una scena della Disfida per il Sipario del Teatro Curci di Barletta).

 

cfr. Christine Farese Sperken, La pittura dell’Ottocento in Puglia - I protagonisti, le opere, i luoghi, Mario Adda Editore, Bari 1996, pp. 34,186.