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E’ raffigurato, rivolto quasi completamente di profilo
a sinistra, un uomo di mezza età.
Ha una capigliatura e dei folti baffi bruni, il naso
aquilino e lo sguardo corrucciato; indossa una giacca marrone da
cui emerge un colletto a punta inamidato e bianco trattenuto da
una cravatta grigia.
La mano del pittore conferisce al ritratto una luce
pesante e opaca, lasciando un alone chiaro intorno alla figura che
sa di “non finito”, specie nel profilo perso del protagonista; le
macchie bianche sul colletto e sul cravattino appaiono appesantite
e spente dall’eccessiva mescolanza dei colori.
La pennellata riporta l’opera ad un altro ritratto
eseguito però a pastello, sebbene più efficace e di grande successo
all’epoca della realizzazione, Civilizzato
(S.N.5); la data stessa ne conferma la contemporaneità: entrambe
sono del 1896.
Tuttavia il “ritratto virile”, cui non si è potuto
dare un’identità, manca di quell’amalgama di toni e degli effetti
di luce offerti dal pastello, e se nel ritrarne lo sguardo il pittore
riesce con poche pennellate ad essere incisivo, non si può affermare
altrimenti per il resto della figura.
L’attitudine a “sporcare” il colore, a mescolarne
diversi tra loro, mostra ancora l’insicurezza del Gabbiani nell’uso
della tecnica ad olio specie nel ritratto, superata come mostra
il Civilizzato da un uso
più sapiente del pastello.
Migliore perciò il Gabbiani disegnatore - basti apprezzare
i ritratti a pastello monocromi - del Gabbiani pittore ritrattista,
sebbene egli stesso quasi voglia giustificare l’incompiutezza con
il fatto di averlo “eseguito
in pochi minuti”.
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