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BIBLIOG./ PUBBL. : Pinacoteca Comunale,
catalogo 1932, 35 - Rimini 1909 - I Esposizione Nazionale di Belle
Arti, premiato con medaglia di bronzo dal Ministero della Pubblica
Istruzione. E' raffigurata di fronte una giovanissima modella dal
volto ovale, roseo e paffuto, su un fondale azzurro spento. I capelli
raccolti sono fulvi, lo sguardo vivace e profondo, le sopracciglia
arcaute e delicate, il naso e le labbra regolari. Indossa un ricco
abito blu a collo alto, ornato da rouches dello stesso tessuto.
Dopo il trasferimento del D'Annunzio a Napoli nel 1891, grande sostenitore
dell'arte dell'abruzzese Francesco Paolo Michetti* e del napoletano
Eduardo Dalbono**, vi fu il trionfo degli eredi del morellismo e
di una pittura che, senza mai aderire al simbolismo, si era ormai
lasciata alle spalle il verismo e ricercava fatture raffinate, spesso
realizzate a pastello. Questo genere, fino a pochi decenni prima
considerato minore, conobbe un grande successo soprattutto dopo
che De Nittis lo rese popolare in Francia a partire dal 1876, contagiando
con questa moda lo stesso Degas il quale soggiornò spesso
a Napoli. Di qui una straordinaria rivalutazione e diffusione anche
nell'ambiente artistico partenopeo, dove i ritratti a pastello di
Gaetano Esposito o Guglielmo De Sanctis o i paesaggi di Giuseppe
Casciaro riscossero enorme successo.*** Anche Gabbiani rimarrà
affascinato da questa tecnica, rivelando grande propensione nelle
raffigurazioni dal vero in cui rivela maggiore originalità
e sapienza di stile che non nella ritrattistica ad olio, tanto da
dedicarsi spesso alla realizzazione di pastelli monocromi, dove
fondamentale sarà la sicurezza del segno nel definire i toni
della figura. Se dell'opera Ritratto di ragazza napoletana non si
può apprezzare l'originalità della posa e dell'inquadratura,
possiamo dare atto all'artista della qualità della "mano"
raggiunta nell'uso della nuova tecnica: una lavorazione non a segni
paralleli ma trasversali, modulati nei toni, tanto da ottenere una
resa uniforme nell'incarnato, fusa e rischiarata da piccoli tratti
di luce sul naso affilato, sul mento prominente e sulle labbra.
Tocco di finezza i capelli, disegnati con punte sottili, dalla resa
minuziosa. Malgrado non sia stato datato, la particolare perizia,
il contrasto di luce ed i colori caldi del volto lo assimilano ai
dipinti ad olio del periodo napoletano della fine degli anni '90,
sebbene mostri maggiore dolcezza e finezza nel tratto e nell'atmosfera,
che ben si adattano al soggetto: una raffinata signorina d'alto
rango e non una eccentrica sciantosa. * Francesco Paolo Michetti
(Tocco Casauria-PE,1851/Francavilla a Mare-CH, 1929). Nel 1874 venuto
a contatto col Fortuny, si lascia influenzare dal rinnovamento nell'uso
del colore e del tono ed a partire dal 1877 la ricerca nel campo
del colore provoca l'adozione del pastello, tecnica cui fu avviato
dal Dalbono, anche sulla scia della moda inaugurata dal De Nittis.
Nascono così l' Autoritratto (Napoli, Banco di Napoli) realizzato
con l'aiuto di alcuni studi fotografici e tutti i ritratti appartenuti
alla collezione Frugone (ora a Nervi, villa Serra). cfr. saggio
di Mariantonietta Picone "La pittura dell'Ottocento nell'Italia
meridionale dal 1848 alla fine del secolo", in La pittura in
Italia, L'Ottocento, Tomo II, Electa, MI, 1991 , p. 917. **Eduardo
Dalbono (Napoli, 1841-1915) . Figlio del colto Carlo Tito, impiegato
dei vapori postali, e di una poetessa romana, Virginia Garelli,
fu condotto spesso dal padre a seguirlo nei frequenti viaggi, che
generarono in lui l'interesse per la bozzettistica, utilizzata inoltre
per illustrare le le tradizioni popolari ricordate dal padre nei
suoi scritti che avevano come oggetto le usanze ed i costumi popolari.
Fu attratto perciò nei dipinti giovanili sia dalle tematiche
storiche che dalla pittura di genere folkloristico o di paesaggio,
quest'ultima derivata dalla scuola di Posillipo e dalla frequentazione
dello stimato Nicola Palizzi; i contatti con la scuola lo portarono
ad uno spiccato interesse per l'acquerello in cui rivelò
una profonda conoscenza del Giacinto Gigante acquerellista, accentuatasi
con la conoscenza di Mariano Fortuny e della sua pittura a tocchi
virtuosi. Con l'opera La leggenda delle sirene ebbe poi inizio una
vasta produzione di opere decorative, con i criteri del "dipingere
poetizzato" che trovarono lunga fortuna specie in Francia dove
soggiornò tra il 1878 e il 1888 e dove aveva intrapreso un
rapporto col mercante Goupil, colpito dalle sue opere I vongolari
e La pesca felice***, mediato anche da Giuseppe De Nittis. Grande
amico e collega del Gabbiani, come l'artista barlettano, il Dalbono
realizzerà opere che hanno come tema la marina di Mergellina,
località dove si era trasferito per motivi di salute della
moglie. Dopo un soggiorno in Veneto e Venezia, anche questo divenne
dai primi anni ottanta uno dei suoi soggetti pittoreschi (nel 1881
presenta alla "Promotrice napoletana" Campanile di San
Zeno e Porta di San Zeno a Verona, accanto ad uno studio di nuvole
e di pioggia, continuando ad esporre a Napoli nel 1888, nel 1891,
nel1897. Come Gabbiani esporrà a Saint Luis nel 1904, e sarà
molto apprezzato da Salvatore di Giacomo che gli affiderà
l'illustrazione di alcune poesie; inoltre scrisse commemorazioni
in morte del Morelli e del Gerome e alcuni suoi scritti furono raccolti
insieme ad altri del Morelli in La scuola napoletana di pittura
nel secolo decimonono, a cura di Benedetto Croce, saggio pubblicato
a Bari nel 1915. Fu il Gabbiani ad organizzare due mostre postume
delle opere del Dalbono nel 1918 e nel 1923 per concessione della
vedova dell'artista napoletano, la musicista Adelina D'Arienzo.
***cfr. E. Giannelli - pref. di Edoardo Dalbono, Artisti napoletani
viventi. Pittori, scultori, incisori ed architetti... Centosettantuno
ritratti di artisti, Tip. Melfi e Joele, Napoli 1916, p. 179
**** cfr. p. 514 de " La pittura in Italia" l'ottocento,
Foro II, Eucta, MI,- 1991
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