Scheda 07

RITRATTO DI RAGAZZA NAPOLETANA - STUDIO DAL VERO, 1896/99

PASTELLO SU CARTA cm 38 X 26
· stato di conservazione discreto: cartoncino opacizzato, ondulazioni verticali
· firmato: G. Gabbiani (corsivo a pennello, angolo inf. destro del dipinto)
· N.C.S. 16/00103850; F.N. SBAAAS BA 139466/D N. I. M /S :1446 (173 Gabb.)


BIBLIOG./ PUBBL. : Pinacoteca Comunale, catalogo 1932, 35 - Rimini 1909 - I Esposizione Nazionale di Belle Arti, premiato con medaglia di bronzo dal Ministero della Pubblica Istruzione. E' raffigurata di fronte una giovanissima modella dal volto ovale, roseo e paffuto, su un fondale azzurro spento. I capelli raccolti sono fulvi, lo sguardo vivace e profondo, le sopracciglia arcaute e delicate, il naso e le labbra regolari. Indossa un ricco abito blu a collo alto, ornato da rouches dello stesso tessuto. Dopo il trasferimento del D'Annunzio a Napoli nel 1891, grande sostenitore dell'arte dell'abruzzese Francesco Paolo Michetti* e del napoletano Eduardo Dalbono**, vi fu il trionfo degli eredi del morellismo e di una pittura che, senza mai aderire al simbolismo, si era ormai lasciata alle spalle il verismo e ricercava fatture raffinate, spesso realizzate a pastello. Questo genere, fino a pochi decenni prima considerato minore, conobbe un grande successo soprattutto dopo che De Nittis lo rese popolare in Francia a partire dal 1876, contagiando con questa moda lo stesso Degas il quale soggiornò spesso a Napoli. Di qui una straordinaria rivalutazione e diffusione anche nell'ambiente artistico partenopeo, dove i ritratti a pastello di Gaetano Esposito o Guglielmo De Sanctis o i paesaggi di Giuseppe Casciaro riscossero enorme successo.*** Anche Gabbiani rimarrà affascinato da questa tecnica, rivelando grande propensione nelle raffigurazioni dal vero in cui rivela maggiore originalità e sapienza di stile che non nella ritrattistica ad olio, tanto da dedicarsi spesso alla realizzazione di pastelli monocromi, dove fondamentale sarà la sicurezza del segno nel definire i toni della figura. Se dell'opera Ritratto di ragazza napoletana non si può apprezzare l'originalità della posa e dell'inquadratura, possiamo dare atto all'artista della qualità della "mano" raggiunta nell'uso della nuova tecnica: una lavorazione non a segni paralleli ma trasversali, modulati nei toni, tanto da ottenere una resa uniforme nell'incarnato, fusa e rischiarata da piccoli tratti di luce sul naso affilato, sul mento prominente e sulle labbra. Tocco di finezza i capelli, disegnati con punte sottili, dalla resa minuziosa. Malgrado non sia stato datato, la particolare perizia, il contrasto di luce ed i colori caldi del volto lo assimilano ai dipinti ad olio del periodo napoletano della fine degli anni '90, sebbene mostri maggiore dolcezza e finezza nel tratto e nell'atmosfera, che ben si adattano al soggetto: una raffinata signorina d'alto rango e non una eccentrica sciantosa. * Francesco Paolo Michetti (Tocco Casauria-PE,1851/Francavilla a Mare-CH, 1929). Nel 1874 venuto a contatto col Fortuny, si lascia influenzare dal rinnovamento nell'uso del colore e del tono ed a partire dal 1877 la ricerca nel campo del colore provoca l'adozione del pastello, tecnica cui fu avviato dal Dalbono, anche sulla scia della moda inaugurata dal De Nittis. Nascono così l' Autoritratto (Napoli, Banco di Napoli) realizzato con l'aiuto di alcuni studi fotografici e tutti i ritratti appartenuti alla collezione Frugone (ora a Nervi, villa Serra). cfr. saggio di Mariantonietta Picone "La pittura dell'Ottocento nell'Italia meridionale dal 1848 alla fine del secolo", in La pittura in Italia, L'Ottocento, Tomo II, Electa, MI, 1991 , p. 917. **Eduardo Dalbono (Napoli, 1841-1915) . Figlio del colto Carlo Tito, impiegato dei vapori postali, e di una poetessa romana, Virginia Garelli, fu condotto spesso dal padre a seguirlo nei frequenti viaggi, che generarono in lui l'interesse per la bozzettistica, utilizzata inoltre per illustrare le le tradizioni popolari ricordate dal padre nei suoi scritti che avevano come oggetto le usanze ed i costumi popolari. Fu attratto perciò nei dipinti giovanili sia dalle tematiche storiche che dalla pittura di genere folkloristico o di paesaggio, quest'ultima derivata dalla scuola di Posillipo e dalla frequentazione dello stimato Nicola Palizzi; i contatti con la scuola lo portarono ad uno spiccato interesse per l'acquerello in cui rivelò una profonda conoscenza del Giacinto Gigante acquerellista, accentuatasi con la conoscenza di Mariano Fortuny e della sua pittura a tocchi virtuosi. Con l'opera La leggenda delle sirene ebbe poi inizio una vasta produzione di opere decorative, con i criteri del "dipingere poetizzato" che trovarono lunga fortuna specie in Francia dove soggiornò tra il 1878 e il 1888 e dove aveva intrapreso un rapporto col mercante Goupil, colpito dalle sue opere I vongolari e La pesca felice***, mediato anche da Giuseppe De Nittis. Grande amico e collega del Gabbiani, come l'artista barlettano, il Dalbono realizzerà opere che hanno come tema la marina di Mergellina, località dove si era trasferito per motivi di salute della moglie. Dopo un soggiorno in Veneto e Venezia, anche questo divenne dai primi anni ottanta uno dei suoi soggetti pittoreschi (nel 1881 presenta alla "Promotrice napoletana" Campanile di San Zeno e Porta di San Zeno a Verona, accanto ad uno studio di nuvole e di pioggia, continuando ad esporre a Napoli nel 1888, nel 1891, nel1897. Come Gabbiani esporrà a Saint Luis nel 1904, e sarà molto apprezzato da Salvatore di Giacomo che gli affiderà l'illustrazione di alcune poesie; inoltre scrisse commemorazioni in morte del Morelli e del Gerome e alcuni suoi scritti furono raccolti insieme ad altri del Morelli in La scuola napoletana di pittura nel secolo decimonono, a cura di Benedetto Croce, saggio pubblicato a Bari nel 1915. Fu il Gabbiani ad organizzare due mostre postume delle opere del Dalbono nel 1918 e nel 1923 per concessione della vedova dell'artista napoletano, la musicista Adelina D'Arienzo.
***cfr. E. Giannelli - pref. di Edoardo Dalbono, Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori, incisori ed architetti... Centosettantuno ritratti di artisti, Tip. Melfi e Joele, Napoli 1916, p. 179
**** cfr. p. 514 de " La pittura in Italia" l'ottocento, Foro II, Eucta, MI,- 1991