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E’ raffigurata frontalmente, nuda e a mezzo busto, una giovane
modella dai lunghi capelli rossi, mossi intorno al viso, lisci e
sciolti lungo il collo sino a coprire la spalla sinistra.
E’ adagiata su una poltrona ricoperta da una stoffa di seta
a fantasia fiorata su fondo azzurro, alle spalle si scorge un drappo
di velluto bordeaux.
Il volto è ovale e spigoloso, gli occhi chiari, le labbra
dischiuse in un sorriso accennato che lascia scorgere i denti.
Nel catalogo Gabbiani redatto dallo stesso all’atto della donazione, l’opera riporta
il titolo di Rimembranze,
sebbene erroneamente fosse stata confusa per anni con il dipinto Dolce abbandono, col quale ha in
comune la posa della modella, nell’inclinazione della testa.
Tuttavia sebbene ci sia l’intenzione di elevare le tematiche
con titoli d’atmosfera petrarchesca, la fisicità delle donne raffigurate
nulla offrono all’immaginazione.
Qui la fulva modella svela letteralmente le sue grazie, il
seno giovane e rotondo, la carnagione rosea, ed è abbandonata sulla
poltrona con l’espressione in bilico tra l’esausto e l’ammiccante.
Lo
stile del Gabbiani nell’uso del pastello è, come per l’opera Ritratto di ragazza napoletana (S.N. 7) sapiente nella modulazione
dei toni dell’incarnato e nella rappresentazione della fantasia della
seta della stoffa azzurra; potremmo poi azzardare che l’autore si
sia fatto trascinare dalla moda fien
de siècle di rappresentare modelle dai lunghi capelli rossi e
fluenti, come il grande Giulio
Aristide Sartorio, memori di un’atmosfera preraffaellita e decadente.
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