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Il pastello ritrae frontalmente una modella dal volto ovale
ed i capelli raccolti, gli occhi appena socchiusi, le labbra sorridenti
sino a mostrare i denti; il collo è ornato da un triplo giro di
perle, la spalla sinistra è coperta da un tulle bianco indossato
a mò di peplo.
Siede su una poltrona rivestita da una seta azzurra dalla
fantasia a fiori, con il braccio sinistro posto dietro la nuca.
Immediatamente, rispetto alla Ragazza napoletana (S.N. 7) e all’opera Rimembranze (S.N. 9), il
pastello appare meno rifinito e mostra delle incertezze nella composizione,
specie nella rappresentazione del collo e nella posizione un po'
forzata del braccio piegato a reggere la testa, che contrastano
nella lavorazione con la cura mostrata nella realizzazione delle
trasparenze del velo e della fantasia della seta, alla quale il
pittore si richiama con dei tocchi color ottanio sul mento e al
lato sinistro delle labbra.
In quest’opera, come nelle precedenti, si nota lo sforzo
del Gabbiani nel voler rendere un tema scontato, ovvero la rappresentazione
di una modella in un interno, con uno stile più aperto al nuovo,
con l’uso di contrasti di colore abbastanza arditi: il bordeaux
del fondo, l’azzurro della poltrona, il rosa cangiante dell’incarnato,
mancando tuttavia della freschezza dei colori accesi che avrebbe
potuto desumere dalle influenze dell’ambiente artistico napoletano*
in cui viveva e della spontaneità del segno che manca del tutto
in opere come queste; l’opera viene così ad essere relegata ad uno
stile di maniera, spersonalizzato.
*scriveva Edoardo Dalbono a proposito di Domenico Morelli
e della pittura inaugurata dalla scuola di Posillipo: -...ecco,
dunque tutto un nuovo dizionario di termini scaraventarsi nel modo
della pittura: “la luce”, “il vero”, “l’impressione”, “la macchia”,
“il tono”, “il valore”, “la distanza”....”-
cfr. D. Morelli - E. Dalbono,
“La
scuola napoletana di pittura nel sec. XIX”,
a cura di Benedetto Croce, Laterza, Bari, 1915, p. 84.
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