Scheda 10

EBREZZA, Figura femminile

PASTELLO SU CARTA

cm 46 x 56
stato di conservazione mediocre:
taglio in basso a sx e ondulazioni della carta; muffe; segni scuri;
firmato: G. Gabbiani / 1899 ( corsivo a matita, angolo destro del dipinto)
iscrizioni sul retro: G. GABBIANI NAPOLI / EBBREZZA / (PASTELLO)
(corsivo ad inchiostro sul cartellino)
N.C.S. 16/00103880;
F.N. SBAAAS BA 139496/D
N. I. M /S :1448 ( 175 Gabb.)

BIBLIOG./ PUBBL. :
Pinacoteca Comunale, catalogo 1932, 35
Echi e Commenti (illustrazione)


Il pastello ritrae frontalmente una modella dal volto ovale ed i capelli raccolti, gli occhi appena socchiusi, le labbra sorridenti sino a mostrare i denti; il collo è ornato da un triplo giro di perle, la spalla sinistra è coperta da un tulle bianco indossato a mò di peplo.

Siede su una poltrona rivestita da una seta azzurra dalla fantasia a fiori, con il braccio sinistro posto dietro la nuca.

Immediatamente, rispetto alla Ragazza napoletana (S.N. 7) e all’opera Rimembranze (S.N. 9), il pastello appare meno rifinito e mostra delle incertezze nella composizione, specie nella rappresentazione del collo e nella posizione un po' forzata del braccio piegato a reggere la testa, che contrastano nella lavorazione con la cura mostrata nella realizzazione delle trasparenze del velo e della fantasia della seta, alla quale il pittore si richiama con dei tocchi color ottanio sul mento e al lato sinistro delle labbra.

In quest’opera, come nelle precedenti, si nota lo sforzo del Gabbiani nel voler rendere un tema scontato, ovvero la rappresentazione di una modella in un interno, con uno stile più aperto al nuovo, con l’uso di contrasti di colore abbastanza arditi: il bordeaux del fondo, l’azzurro della poltrona, il rosa cangiante dell’incarnato, mancando tuttavia della freschezza dei colori accesi che avrebbe potuto desumere dalle influenze dell’ambiente artistico napoletano* in cui viveva e della spontaneità del segno che manca del tutto in opere come queste; l’opera viene così ad essere relegata ad uno stile di maniera, spersonalizzato.

*scriveva Edoardo Dalbono a proposito di Domenico Morelli e della pittura inaugurata dalla scuola di Posillipo: -...ecco, dunque tutto un nuovo dizionario di termini scaraventarsi nel modo della pittura: “la luce”, “il vero”, “l’impressione”, “la macchia”, “il tono”, “il valore”, “la distanza”....”-

cfr. D. Morelli - E. Dalbono,

“La scuola napoletana di pittura nel sec. XIX”,

a cura di Benedetto Croce, Laterza, Bari, 1915, p. 84.