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E’ ritratta di fronte una giovane donna dai capelli
castani raccolti in alto e fermati nel mezzo da un fermaglio tempestato
di brillanti. La testa è leggermente inclinata verso la spalla destra,
ovale ed in carne, lo sguardo è dolce, luccicante, le labbra carnose.
Indossa un abito marrone dall’ampia scollatura rotonda
ornata da pizzo della stessa tinta, asimmetrico: la spalla destra
è coperta da uno scialle cucito all’abito; sulla spalla sinistra
è annodata l’altra spallina, il nastro attraversa un passante di
osso rotondo. Il collo e i lobi delle orecchie sono ornati da perle.
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“La sempe Nannina so...”, quella giovane modista, o meglio quel
bocciolo di rosa che un dì scovai nel quartiere di S Giuseppe; e,
nel quadro la trasformai in canzonettista, sol per essere fedele
allo spirito della geniale canzonetta “A sciantosa”, scritta musicata
ed illustrata nell’anno 1898, dai miei compianti amici, il Capurro,
il Gambardella e lo Scoppetta.
L’”Azzeccusella”
(proprietà di S. M. il Re Vittorio Emanuele III) venne eseguita
con la stessa modella. -
Sono le parole espresse dallo stesso autore Gabbiani
negli “Echi e Commenti” alla Mostra personale tenutasi presso la
Galleria Corona nel dicembre 1925.
Il pastello ritrae infatti l’amata modella soprannominata
Musette, nei dipinti meglio conosciuta col vezzeggiativo di Nenna,
la modista che spesso si prestava a trasformazioni da cui traeva
ispirazione il pittore (SS.N. 11/12/14/15/16).
La giovane, che indossa un abito da sera originale
ed eccentrico, è qui raffigurata con la tecnica del pastello in
maniera amabile, nella trattazione del volto e del vestito, ma soprattutto
nella dolcezza dello sguardo reso profondo e luminoso con le iridi
schiarite come investite da un flash.
Tuttavia, sebbene l’artista abbia cercato di creare
continuità tra la figura e il fondo, scegliendo variazioni di toni
della stessa tinta base, è riscontrabile una certa discontinuità
specie intorno alla capigliatura e una evidente durezza nel delineare
la spalla destra; sempre molto curati invece i particolari dell’incarnato,
i cui toni rosei sono trattati egregiamente come le frivolezze degli
ornamenti dell’abito alla moda, elemento fondamentale per distinguere
questo insolito ritratto dagli altri raffiguranti la stessa modella, “Nenna”, “A capa Nenna”, “A cchiù bella
Nenna ‘e Pierirotta”, “Dolce abbandono” e l’Azzeccusella, opera
illustrata in “Echi e Commenti”.
*cfr. Echi e Commenti, p. 15.
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