Scheda 14

A CCHIU’ BELLA NENNA ‘E PIERIROTTA,

RITRATTO DI RAGAZZA NAPOLETANA, 1900

PASTELLO SU CARTA

·       cm 38 x 27; stato di conservazione buono

·       firmato: G. Gabbiani 900 ( corsivo a pennello, angolo inferiore sinistro)

·       N.C.S. 16/00104515; F.N. SBAAAS BA 139465/D; N. I. M /S :1450 ( 177 Gabb.)

BIBLIOG./ PUBBL. :

Pinacoteca Comunale, catalogo 1932 (?) - Già prop. del Comune di Napoli

Echi e Commenti (illustrazione)


 

 

E’ ritratta frontalmente in primo piano una giovane donna sorridente dal volto ovale e carnoso, ornato da cerchi dorati arricchiti da monetine pendenti ai lobi delle orecchie; i capelli castani sono raccolti in maniera informale in uno chinion e divisi al centro da una scriminatura. La testa è inclinata verso la spalla destra, le labbra dischiuse in un sorriso fino a far scorgere i denti.

Indossa un abito da giorno azzuro con leggeri tocchi granata, la pettorina è coperta da uno scialle rosso a fantasia bruna.

“ Dipingere per dipingere”, Virtuosismo dunque? No. La tecnica di Giuseppe Gabbiani è un mezzo non un fine; nell’arte di questo maestro, Arte ora possente, ora squisita vi è sempre un’anima che sogna, un cuore che anela...”

Parole più vere non poteva esprimere che un amico e intenditore, L. Postiglione. *

Il sentimento e la vera anima di Napoli e dei napoletani è espressa in questo pastello, ricco di colore e spontaneità, lontano dall’insegnamento del Calò, statico e ortodosso, vicino ormai al venerato maestro Salvatore Postiglione*** depositario dell’anima napoletana nella pittura popolareggiante che gli suggerisce ormai l’uso di una tavolozza calda e pastosa, come già i suoi contemporanei poterono ammirare.

Ma il tema preponderante di molti ritratti femminili è il sincero sorriso e splendide sono a questo proposito le parole spresse da un suo estimatore, il dott. Giovanni Brombeis: ”L’amore e l’ebbrezza dei sensi, l’assertismo e la sua astrazione dalla vita terrena sono mirabilmente soffuse dal Gabbiani sul riso delle sue donne. Il Gabbiani è un forte padrone dell’anatomia del corpo umano e un fine conoscitore degli atteggiamenti che in esso suscitano le varie passioni che vincono l’animo umano. Una è la donna dipinta in tutte le sue tele; ma in ogni tela è un riso diverso, soffuso d’una luce diversa, che gli dà l’esaltazione d’amore, o romantica o religiosa”.**

*cfr. Echi e Commenti, p.53.

**cfr. Echi e Commenti, p.67

***Salvatore Postiglione (……….)

Artista stimato dai suoi contemporanei, morì all’età di quarantacinque anni. Figlio d’arte, suo padre sosteneva la famiglia dipingendo quadri religiosi; ma alla sua precoce scomparsa, poco più che ventenne, lo lasciò a capo della numerosa famiglia. Salvatore frequentò per breve tempo l’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove ebbe tra i maestri suo zio Raffaele, valente e stimato disegnatore, studioso delle opere di Raffaello. Tuttavia il giovane fu attratto maggiormente dalla grande pittura del Seicento e come afferma il Dalbono nel suo profilo critico “egli sentiva Rubens nell’anima sua” (cfr. “La scuola napoletana di pittura nel sec. XIX”, a cura di B. Croce, Laterza, Bari, 1915, p. 143): infatti anche nelle tele meno riuscite mostrerà uno slancio vivissimo, un chiaroscuro potente, la preoccupazione della freschezza delle tinte e delle pennellate, il desiderio di risolvere l’accordo sui bruni o sui rossi, sulla base di carnagioni pallide. E fu infaticabile; pur malato, tremante, balbuziente, produsse instancabilmente per sostenere la numerosa famiglia, passando dai ritratti popolareggianti dei marinai che scendevano al porto dalle navi estere e pagate poche lire, ai dipinti per le esposizioni di Germania, intento a soddisfare le richieste che gli giungevano da Berlino, Dusseldorf, Firenze e Corfù perfino dall’Imperatrice d’Austria, piegandosi spesso a soggetti non confacenti alla sua indole, pur di seguire il vento di questa o quella esposizione. Il suo punto di forza furono i ritratti femminili o le mezze figure a soggetto (numerose le raffigurazioni di “monacelle”, come in Suor Teresa, ne Le preci, nell’ Adelaide di Savoia); in queste opere, dal potente chiaroscuro, sempre piene di vita e ricche di colore e di effetto, aveva preso il posto di un altro celebre ritrattista, Achille Tallarico. Ritratti esuberanti di vita, colore e poesia; teste dipinte con frescezza e franchezza e incisività nei lineamenti. Grande rilievo dava poi agli accordi di colore: ad esempio laddove vi erano papaveri rossi, sceglieva un fondo ugualmente rosso, spesso in contrasto con la voluttuosa stoffa bianca dell’abito delle modelle. Si deve perciò concordare con lo stesso Dalbono il quale, nella commemorazione letta nell’Istituto di Belle Arti di Napoli il 24 Maggio del 1907, sosteneva del Postiglione l’originalità stilistica: “questo artista non é scolaro di nessuno. Niiente Palizzi, niente Morelli, niente Fortuny”. Originalità e freschezza che doveva aver colpito l’amico Giuseppe Gabbiani che ne fece il suo secondo maestro, ricordando egli stesso in “Echi e Commenti”: “...i maestri insigni, di grata memoria, Giambattista Calò e Salvatore Postiglione ai quali, dopo l’Ente Supremo, devo l’esito della mia carriera.” (cfr. Echi e Commenti, p.148)