| E’ raffigurata frontalmente in primo piano una giovane donna
sorridente, con la testa inclinata alla propria destra; i capelli
castani sono raccolti in uno chinion
alla sommità del capo e fermati da un nastrino grigio; ai lobi delle
orecchie porta dei cerchi d’oro con delle monetine pendenti. Indossa
un abito rosso e nero dalle maniche a palloncino, ornato da un nastro
di velluto nero avvolto attorno al collo.
Di sicuro contemporanea del più famoso ‘A cchiù bella Nenna ‘e Pierirotta (N. 13) del 1900, si differenzia
da esso per l’inquadratura leggermente più distanziata e l’abbigliamento
della giovane ritratta più curato.
La modella preferita, Musette, come era confidenzialmente
chiamata dal pittore, assume i suoi veri panni di modista con un abito stravagante* in quell’accostamento di rosso e
nero. Solo gli orecchini a cerchio ornati da monetine legano la
giovane all’ambiente popolare napoletano da cui prende estrazione,
sebbene sia descritta dal pittore come una elegante signora, incontrata
alcuni anni più tardi con i capelli brizzolati ma sempre attraente
grazie ai “suoi vivi occhioni castagni”.**
La trattazione del pastello è qui più immediata, meno leziosa
e più vicina allo stile della pittura popolareggiante che negli
altri ritratti eseguiti a Napoli alla fine degli anni ‘90, col gusto
del colore e dei contrasti azzardati, ancora più evidenti nell’opera alla quale si
lega, per tema e per stile, “‘A cchiu bella Nenna ‘e Pierirotta”.
*Divertente a proposito della “odierna moda femminile” lo scritto del Dalbono in “La scuola di pittura napoletana nel
sec. XIX” (p. 223). Nel commento ai “capricciosi vestiti”, alle trine,
ai velluti, alle sete ed ai vari tagli degli abiti, dirà di preferire
come pittore il nudo, affermando però che “le mode più bizzarre e più incoerenti
finiscono, in virtù delle grazie muliebri, col produrre buona impressione
e sgombrano sempre con un soffio di vita le malinconie e le preoccupazioni
di noi miseri mortali...
Preferisco
sempre quelle vesti che seguono le forme del corpo, e non le deturpano
con gonne rigonfie o con taglio di vita troppo alto, troppo basso
o con troppi drappeggi o con risvolti aspri e angolosi alla foggia
maschile deturpanti le forme del petto(.....)
Oggi
che le stoffe sono morbide e leggiere, disegnano con bel garbo le
forme del corpo (....)
Era
molto bella la gonna alquanto ricca di pieghe, che veniva sostenuta
all’indietro dalla mano sinistra, formando una deliziosa piega che,
stringendo tutta la parte destra del corpo, lasciava scorgere bene
i contorni della gamba e del fianco...; tenendo il petto un po’
basso, con apertura al centro, decorata da leggiere trine o da sottocamicetta
velata all’orientale...
Amo
quei cappellini che lasciano vedere il viso. Siano quelli a larghe
falde, o alla Rembrandt, o alla Pierrot, dove il viso può essere
inquadrato da fiori e nastri; o siano le piccole Capottes, così
un tempo care alle parigine, che lasciavano vedere le belle nuche
e l’intreccio dei capelli alla veneziana (...)”.
**cfr. Echi e Commenti,
p. 13
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