Scheda 15

NENNA - RITRATTO FEMMINILE,   1900

 

PASTELLO SU CARTA

·       cm 42 x 33

·       stato di conservazione buono

·       firmato: G. Gabbiani ( corsivo a matita, angolo superiore destro del dipinto)

·       N.C.S. 16/00103890;

·       F.N. SBAAAS BA 139506/D

·       169 Gabb.

 


E’ raffigurata frontalmente in primo piano una giovane donna sorridente, con la testa inclinata alla propria destra; i capelli castani sono raccolti in uno chinion alla sommità del capo e fermati da un nastrino grigio; ai lobi delle orecchie porta dei cerchi d’oro con delle monetine pendenti. Indossa un abito rosso e nero dalle maniche a palloncino, ornato da un nastro di velluto nero avvolto attorno al collo.

Di sicuro contemporanea del più famoso ‘A cchiù bella Nenna ‘e Pierirotta (N. 13) del 1900, si differenzia da esso per l’inquadratura leggermente più distanziata e l’abbigliamento della giovane ritratta più curato.

La modella preferita, Musette, come era confidenzialmente chiamata dal pittore, assume i suoi veri panni di modista con un abito stravagante* in quell’accostamento di rosso e nero. Solo gli orecchini a cerchio ornati da monetine legano la giovane all’ambiente popolare napoletano da cui prende estrazione, sebbene sia descritta dal pittore come una elegante signora, incontrata alcuni anni più tardi con i capelli brizzolati ma sempre attraente grazie ai “suoi vivi occhioni castagni”.**

La trattazione del pastello è qui più immediata, meno leziosa e più vicina allo stile della pittura popolareggiante che negli altri ritratti eseguiti a Napoli alla fine degli anni ‘90, col gusto del colore e dei contrasti azzardati, ancora più  evidenti nell’opera alla quale si lega, per tema e per stile, “‘A cchiu bella Nenna ‘e Pierirotta”.

 

*Divertente a proposito della “odierna moda femminile” lo scritto del Dalbono in “La scuola di pittura napoletana nel sec. XIX” (p. 223). Nel commento ai “capricciosi vestiti”, alle trine, ai velluti, alle sete ed ai vari tagli degli abiti, dirà di preferire come pittore il nudo, affermando però che “le mode più bizzarre e più incoerenti finiscono, in virtù delle grazie muliebri, col produrre buona impressione e sgombrano sempre con un soffio di vita le malinconie e le preoccupazioni di noi miseri mortali...

Preferisco sempre quelle vesti che seguono le forme del corpo, e non le deturpano con gonne rigonfie o con taglio di vita troppo alto, troppo basso o con troppi drappeggi o con risvolti aspri e angolosi alla foggia maschile deturpanti le forme del petto(.....)

Oggi che le stoffe sono morbide e leggiere, disegnano con bel garbo le forme del corpo (....)

Era molto bella la gonna alquanto ricca di pieghe, che veniva sostenuta all’indietro dalla mano sinistra, formando una deliziosa piega che, stringendo tutta la parte destra del corpo, lasciava scorgere bene i contorni della gamba e del fianco...; tenendo il petto un po’ basso, con apertura al centro, decorata da leggiere trine o da sottocamicetta velata all’orientale...

Amo quei cappellini che lasciano vedere il viso. Siano quelli a larghe falde, o alla Rembrandt, o alla Pierrot, dove il viso può essere inquadrato da fiori e nastri; o siano le piccole Capottes, così un tempo care alle parigine, che lasciavano vedere le belle nuche e l’intreccio dei capelli alla veneziana (...)”.

**cfr. Echi e  Commenti, p. 13