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Scheda 21 |
L’olio
raffigura la torre campanaria e la parte superiore della facciata della
cattedrale di Barletta. Nel
dipinto si apprezza fortunatamente l’elegante rosone, impreziosito da
ornamenti scultorei superiormente e lateralmente; sono abbozzati i leoni,
le lesene superiori e le bifore del campanile, al cui interno sono ben
evidenziate tre coppie di campane; sulla destra si scorgono due archi
contigui alla parete absidale e la parete laterale segnata da lesene,
rischiarata dai raggi del sole. Il
cielo, rotto dal volo di tre gabbiani, è leggermente segnato da striature bianche. L’inquadratura
dal basso pone in primo piano l’angolo di un palazzo ottocentsco, alle
cui spalle si intravede una terrazza con panni stesi e un uomo affacciato. Il
cielo chiaro della terra pugliese sebbene segnato da bianche nuvole di
passaggio appare in tutta la sua luminosità; la luce tersa e pulita utile
a definire nettamente i contorni, fa di quest’olio un perfetta istantanea,
pulita luminosa ed essenziale, di uno scorcio della vecchia Barletta:
la cattedrale, punto cruciale del centro storico della città, della tradizione
religiosa, in cui ogni anno una processione conduce dal Santuario fuori
porta la Patrona della città, la Madonna dello Sterpeto. Memoria
storica di una fabbrica ricca
di architettura raffinata tra il gotico e il romanico, con le sue decorazioni
di grottesche. Bombardata dagli austriaci il 25 maggio del 1915, e rimasta
illesa, come riportato dall’autore nell’atto della propria donazione,
fu eretta nel cuore della cittadina primitiva, in prossimità del molo
e del castello in una zona elevata rispetto al porto. La costruzione è
costituita da un impianto originario del XII sec, caratteristico delle
cattedrali di terra di Bari, a tre navate con finto matroneo e copertura
a tetto; mentre l’abside a pianta poligonale con cappelle radiali, risente
dello stile gotico dovuto probabilmente all’intervento di maestri provenzali. Osservando
attualmente la facciata si possono ammirare i due portali laterali originali,
mentre quello centrale è un rifacimento rinascimentale. L’imponente
ed elegante rosone centrale, oggi momentaneamente asportato per motivi
di restauro, sia gli altri ornamenti scultorei, nell’olio del Gabbiani
sono descritti minuziosamente e con amore da barlettano. E
apprezziamo inoltre quel gusto originale e naif nel descrivere quei panni
svolazzanti, i gabbiani liberi nel cielo e quell’omino la cui figura è
semplificata all’estremo, originale rispetto all’insegnamento ortodosso
che il pittore aveva ricevuto dal maestro Giovanni Battista Calò. * * a proposito del pittore G. B. Calò, cfr. S. N. 1 |