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Scheda 35 |
E’
raffigurata una marina su cui si staglia al centro la sagoma di un castello
(il castello dell’Ovo a Napoli) e sul fondo si riconosce il vulcano (il Vesuvio) la cui cima
e parte del cratere sono nascosti da un nugolo di nuvole. Nel
ciclo dei paesaggi napoletani e pugliesi, raffiguranti Torre del Greco,
le marine e il Vesuvio, gli spunti offerti al pennello del pittore sono
innumerevoli e spesso solo pretesto
per lo studio degli eventi atmosferici, come avveniva contemporaneamente
per il suo amico Eduardo Dalbono, se non sulla scia del Claude Monet della
“Cattedrale di Rouen” dei primi anni ‘90, indagata nei vari momenti del
giorno per studiarne gli effetti di luce. La
cultura del Gabbiani doveva averlo stimolato, sebbene fosse scevro di
mania di grandezza, a cogliere spunti originali da queste esperienze,
tuttavia senza la consapevolezza dell’emulazione o di voler raggiungere
risultati innovativi. Si
cimenta così nella rappresentazione di queste vedute, colte con la luce
chiara di una bella giornata napoletana, sebbene il grigio dominante ricordi
una giornata invernale. Dedica
poca cura alla rappresentazione degli oggetti della composizione: il cielo
e il mare sono raffigurati mediante una stesura piatta, con pennellate
parallele e orizzontali; tocchi di bianco, appena sporco di grigio, conferiscono
un leggero volume alle nuvole. Una
maggiore accuratezza è invece destinata al castello, la cui sagoma, omogenea
nella sua massa grigia, viene costruita con un gioco di piani, mediante
piccoli segni neri e pennellate sanguigna. L’opera
completa così il quadro delle composizioni contemporanee Il Vesuvio col castello dell’Ovo, effetto grigio (S.N. 33) e Il Vesuvio tra le nuvole (S.N. 34),
entrambi del 1891, costituendo la più equilibrata risoluzione dei problemi
di composizione del tema ispiratore tra le tre opere del ciclo raffigurante il castello dell’Ovo col Vesuvio. |