Scheda 39

UN’ARANCIATA NATURA MORTA CON AGRUMI
E BICCHIERE DI ARANCIATA, 1890 circa

OLIO SU TELA

·       cm 41 X 50
·       stato di conservazione buono
·       firmata: G. Gabbiani (corsivo a pennello, angolo inf. destro del dipinto)
·       N.C.S. 16/00103896;
·       F.N. SBAAAS BA 139512/D
·       N. I. M /S :1612 ( 252 Gabb.)

  BIBLIOG./ PUBBL./ESP.:
Pinacoteca Comunale, catalogo 1932 - 43;
Roma 1885 - Esposizione di Belle Arti


Il dipinto ritrae una natura morta: sulla sinistra un bicchiere a calice colmo di aranciata, in cui è intinto un cucchiaino; accanto, un coltello ed una mezza arancia spremuta; al centro, una bottiglia di cristallo e un piatto colmo di agrumi; a destra, una zuccheriera d’argento con delle zollette di zucchero.

 

Alla seconda maniera del pittore, sebbene esse non siano datate, appartengono alcune nature morte*, degne della tradizione della pittura napoletana di stampo verista che aveva avuto il suo periodo d’oro, insieme alla fiamminga, tra il Sei e Settecento, e rivalutata nel secondo Ottocento con la predilezione per lo studio dal vero che poteva offrire sensazioni ottiche seducenti, effetti di luce e giochi di colore.

Le nature morte del Gabbiani appaiono costruite sapientemente nell’equilibrio degli spazi, nel dipinto Un’aranciata occupati da raffinati oggetti di uso quotidiano ed elementi naturali esaltati nei colori vivaci e nelle forme perfettamente tondeggianti.

La volumetria è resa con originali giochi di luce, in questo caso rappresentati dall’espediente della finestra riflessa in più punti sul cristallo della bottiglia e del bicchiere e sull’argento brillante della zuccheriera: un motivo quello della luce riflessa, ispirato ai modelli stilistici e tematici offerti dalla pittura di Gioacchino Toma** e Giuseppe De Nigris***, protagonisti originali di questo genere di pittura.***

 

*cfr. C. Farese Sperken  La pittura dell’ottocento in Puglia,

 

**Gioacchino Toma (Galatina 1836 - Napoli 1891)

Tra tutti gli artisti pugliesi Toma è il meno legato alla terra natale ed i suoi dipinti sono arrivati nelle collezioni pubbliche e private solo dopo la sua morte, quando la sua fama era ormai consolidata, avendo lavorato prevalentemente a Napoli dove nel 1855 cominciò a lavorare accanto al pittore-decoratore Alessandro Fergola e nel 1858 si iscrisse all’Accademia di BB.AA.

A questo periodo appartengono i dipinti con temi risorgimentali, ma il suo periodo più felice fu il decennio settanta dalle Merlettaie cieche (Napoli coll. priv.) del 1872, alla Luisa Sanfelice in carcere del ‘74, sino al 1880 data de La pioggia di cenere.

Dal 1878 insegnò all’Istituto di Belle Arti partenopeo disegno ornato e, dal 1885, disegno dei gessi, portando avanti ricerche nell’ambito del pasaggismo, dando vita a studi luminosi oggi conservati presso il Museo di Capodimonte e aventi tra i soggetti scorci di Torre del Greco e studi del Vesuvio.

Tra il 1889/1890 la sua nuova pittura sarà più espressiva e caratterizzata da pennellate larghe e immediate, bozzettistiche e volutamente incompiute.

cfr. p. 208, La pittura dell’ottocento in Puglia, C.Farese Sperken

 

**Giuseppe De Nigris (Foggia 1832/Marano/Napoli 1903)

Dapprima allievo a Napoli del Mancinelli, si dedicò sotto la guida di Achille Ventunni alla pittura dal vero.

Alle scene di genere dall’iconografia inconsueta, arricchita da una personalissima dose di umorismo, si dedicherà poi a soggetti in cui si avvertono ricerche chiaroscurali abbinate ad un linguaggio pittorico più libero e bozzettistico.

L’ultima produzione rivela una grande attenzione verso la fotografia come mezzo ausiliare delle sue composizioni e come guida verso un nuovo realismo.

(v. Alla fontana, 1889, coll. Banco di Napoli, e Lo studio del frenologo Gill, 1894, Roma, coll. del Quirinale)

cfr. p. 191-192, La pittura dell’ottocento in Puglia, C.Farese Sperken

Mario Adda ed., Bari 1996, pp. 49-50