|
Scheda 39 |
Il dipinto ritrae una natura morta: sulla sinistra un bicchiere
a calice colmo di aranciata, in cui è intinto un cucchiaino; accanto,
un coltello ed una mezza arancia spremuta; al centro, una bottiglia di
cristallo e un piatto colmo di agrumi; a destra, una zuccheriera d’argento
con delle zollette di zucchero. Alla seconda maniera del pittore, sebbene esse non siano
datate, appartengono alcune nature morte*, degne della tradizione della
pittura napoletana di stampo verista che aveva avuto il suo periodo d’oro,
insieme alla fiamminga, tra il Sei e Settecento, e rivalutata nel secondo
Ottocento con la predilezione per lo studio dal vero che poteva offrire
sensazioni ottiche seducenti, effetti di luce e giochi di colore. Le nature morte del Gabbiani appaiono costruite sapientemente
nell’equilibrio degli spazi, nel dipinto Un’aranciata occupati da raffinati oggetti di uso quotidiano ed elementi
naturali esaltati nei colori vivaci e nelle forme perfettamente tondeggianti.
La volumetria è resa con originali giochi di luce, in questo
caso rappresentati dall’espediente della finestra riflessa in più punti
sul cristallo della bottiglia e del bicchiere e sull’argento brillante
della zuccheriera: un motivo quello della luce riflessa, ispirato ai modelli
stilistici e tematici offerti dalla pittura di Gioacchino Toma** e Giuseppe
De Nigris***, protagonisti originali di questo genere di pittura.*** *cfr. C. Farese Sperken
La pittura dell’ottocento
in Puglia, **Gioacchino Toma (Galatina 1836 - Napoli 1891) Tra tutti gli artisti pugliesi Toma è il meno legato alla
terra natale ed i suoi dipinti sono arrivati nelle collezioni pubbliche
e private solo dopo la sua morte, quando la sua fama era ormai consolidata,
avendo lavorato prevalentemente a Napoli dove nel 1855 cominciò a lavorare
accanto al pittore-decoratore Alessandro Fergola e nel 1858 si iscrisse
all’Accademia di BB.AA. A questo periodo appartengono i dipinti con temi risorgimentali,
ma il suo periodo più felice fu il decennio settanta dalle Merlettaie
cieche (Napoli coll. priv.) del 1872, alla Luisa
Sanfelice in carcere del ‘74, sino al 1880 data de La pioggia di cenere. Dal 1878 insegnò all’Istituto di Belle Arti partenopeo disegno
ornato e, dal 1885, disegno dei gessi, portando avanti ricerche nell’ambito
del pasaggismo, dando vita a studi luminosi oggi conservati presso il
Museo di Capodimonte e aventi tra i soggetti scorci di Torre del Greco e studi
del Vesuvio. Tra il 1889/1890 la sua nuova pittura sarà più espressiva
e caratterizzata da pennellate larghe e immediate, bozzettistiche e volutamente
incompiute. cfr. p. 208, La pittura
dell’ottocento in Puglia, C.Farese Sperken **Giuseppe De Nigris (Foggia 1832/Marano/Napoli 1903) Dapprima allievo a Napoli del Mancinelli, si dedicò sotto
la guida di Achille Ventunni alla pittura dal vero. Alle scene di genere dall’iconografia inconsueta, arricchita
da una personalissima dose di umorismo, si dedicherà poi a soggetti in
cui si avvertono ricerche chiaroscurali abbinate ad un linguaggio pittorico
più libero e bozzettistico. L’ultima produzione rivela una grande attenzione verso la
fotografia come mezzo ausiliare delle sue composizioni e come guida verso
un nuovo realismo. (v. Alla fontana,
1889, coll. Banco di Napoli, e Lo
studio del frenologo Gill, 1894, Roma, coll. del Quirinale) cfr. p. 191-192, La
pittura dell’ottocento in Puglia, C.Farese Sperken Mario Adda ed., Bari 1996, pp. 49-50 |