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Scheda 40 |
E’
raffigurata, appesa ad un chiodo su una tavola di legno della selvaggina
ritratta a grandezza naturale: i due volatili di media taglia sono appesi
uno per le zampe ed uno per il becco mediante lacci di cuoio, assieme ad una borraccia ed un corno d’avorio. La più scrupolosa verità vi è raggiunta
in modo da non potersi desiderare meglio.” E’
infatti un’opera giocata tutta sugli effetti di trompe-l’oeil: bisogna avvicinarsi per capire che è stata realizzata
una texure dipinta e non si tratta di una vera tavola di legno inchiodata
(uno dei chiodi è coperto da un cartellino incollato col n.110, probabilmente
estraneo all’opera) su cui sapientemente il pittore ha ritratto la selvaggina
con un verismo eccezionale. Come
nell’opera Un’aranciata (S.N.41),
predomina il gusto del colore, giocato sui toni del beige e dei marroncini,
riscaldato dal piumaggio in terra di siena e verde dell’uccello appeso
per le zampe, così come per contrasto l’avorio del corno richiama le tinte
più fredde del fagiano. L’opera
è originale e piacevole specie
per il gusto dei particolari che si colgono solo a stretto contatto con
il dipinto: deliziosa è la raffigurazione minuziosa della mosca posata
accanto alla selvaggina. Ci chiediamo: spettatrice o anch’essa soggetto
della natura morta? *Italia
Artistica,N.5, in occasione dell’Esposizione di Roma del 1885. |