Scheda 42

TACCHINI, POLLI,  1890 circa

OLIO SU TAVOLA

·       cm 11 x 20
·       stato di conservazione buono
·       iscrizioni sul retro: Dal vero / G. Gabbiani (corsivo a matita)
·       N.C.S. 16/00104482;
·       F.N. SBAAAS BA 140098/D
·       N. I. M /S: 1614 ( 254 Gabb.)

 


Sono ritratti all’aperto, all’angolo di un muro di cinta di una masseria e colpiti dal sole battente, quattro tacchini e un gallo bianco; sulla sinistra è raffigurata una tinozza colma d’acqua.

Come sottolinea il pittore sul retro della tela, la scena è ritratta dal vero, nella tradizione della pittura verista napoletana reinterpretata dagli artisti che portarono avanti esperienze analoghe a quelle del Gabbiani, quale il De Nigris (cfr. S.N. 39).

Come per l’olio Il mio Flik (S.N. 41), il soggetto è scelto dal mondo animale, ma l’elemento positivo che caratterizza il dipinto è l’averlo ritratto all’aperto, in campagna, sfruttando al meglio la luce del sole che cade quasi perpendicolare sulla scena.

Tutto è curato all’esasperazione, le ombre, il riflesso dei raggi del sole nell’acqua che ricordano lo stile di Un’aranciata (S.N. 41); così il piumaggio dei polli, chi intento a beccare il mangime tra la polvere del selciato, chi impettito volge l’attenzione verso l’osservatore, mentre due tacchini in secondo piano paiono quasi chiacchierare tra l’oro.

Il Gabbiani si rivela non dimentico dello stile caricaturale che aveva caratterizzato le figurine del pescatore, del cacciatore o del contadino che popolano i suoi paesaggi,  spesso ridotti a pochi segni essenziali.

Pare che il pittore abbia voluto avvicinare l’obbiettivo alla scena: sotto un sole che illumina in pieno l’opera, sicuramente memore dei paesaggi assolati di Fattori, la ritrae con semplicità ma efficacemente; essa perde la connotazione di genere per divenire un’istantanea piena di vita e amore per la natura. Non dimentichiamo che il Gabbiani amava chiamare finanche i buoi con nomi d’affezione, come è testimoniato dai vari disegni che li ritraggono (cfr. SS.N. 71/72).