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Ritratto frontale del Re Umberto I* in alta uniforme, a
mezzo busto.
Il Gabbiani realizzerà una serie di ritratti monocromi
a pastello , alcune volte lumeggiati a biacca, certamente ispirati
ad immagini fotografiche, in quanto impossibile sarebbe stato ritrarre
i regnanti dal vero, se non su commissione della Corona.
L’impostazione è tradizionale e rivela la buona mano ottenuta
grazie all’insegnamento del maestro G.B. Calò**, ottimo ritrattista
sebbene convenzionale.
La scelta del pittore nel voler utilizzare la tecnica del
pastello ma monocromo, è dettata dal voler dare un’impronta personale
ad immagini tratte da fotografie; non avviene lo stesso per i pastelli
realizzati a Napoli che ritraggono modelle dal vero, contraddistinti
da un acceso colorismo ispirato alla scuola napoletana.
Elaborata è l’attenta stesura sfumata sino ad ottenere dei
passaggi tonali delicati e vicini comunque al verismo fotografico,
favorito dall’uso di un cartoncino bruno che accomuna l’opera all’effetto
seppia della fotografia.
Per personalizzare il ritratto e vivacizzarne la piattezza,
il pittore ritoccherà i punti luce con dei segni di biacca, insistendo
esclusivamente sugli ori e passamanerie delle onorificenze dell’alta
uniforme, senza appesantire la leggerezza dei chiaroscuri del volto
raffigurato.
*Umberto I (Torino, 1844 - Monza, 1900)
Figlio di Vittorio Emanuele, duca di Savoia; nel 68 sposò
la cugina Margherita.
Nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II salì al trono
promettendo di mantenere fede a quelle istituzioni libere che, elargite
da Carlo Alberto e difese da suo padre, rappresentavano la forza
e l’orgoglio della sua casa.
Dotato di spirito militare, promise tuttavia di essere il
più vigile difensore della indipendenza nazionale in un periodo
in cui pericolose minacce sembravano attentare al giovane regno;
ma per l’eccessivo interesse verso l’esercito e la politica estera
assunse atteggiamenti che parvero poco rispettosi del regime parlamentare.
La sconfitta di Adua del 1896 e la tendenza di Umberto ad
una politica autoritaria generarono violenti moti popolari e segnarono
il distacco di gran parte dell’opinione pubblica dal sovrano, il
quale si era legato troppo apertamente ai partiti conservatori fatto
che provocherà il disperato gesto dell’anarchico Gaetano Bresci
che, nel 1900, lo uccise a Monza al ritorno da una festa scolastica.
**A proposito
del pittore Giovanni Battista Calò, cfr. S.N. 1.
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