Scheda 43

RITRATTO DI RE UMBERTO I, 187

 

 

PASTELLO MONOCROMO E  BIACCA SU CARTA  MARRONE

·       cm 26 x 19

·       stato di conservazione buono

·       firmato: G. Gabbiani 1879  (corsivo a matita, in basso a sinistra

      del passepartout)

·       iscrizioni sul retro: G. Gabbiani / (dalla fotografia) (corsivo a matita)

·       N.C.S. 16/00103948;

·       F.N. SBAAAS BA 139564/D

·       N. I. M /S : 1462 (189 Gabb.)

 

BIBLIOG./ PUBBL. :

Pinacoteca Comunale, catalogo 1932 (?) 36


Ritratto frontale del Re Umberto I* in alta uniforme, a mezzo busto.

 Il Gabbiani realizzerà una serie di ritratti monocromi a pastello , alcune volte lumeggiati a biacca, certamente ispirati ad immagini fotografiche, in quanto impossibile sarebbe stato ritrarre i regnanti dal vero, se non su commissione della Corona.

L’impostazione è tradizionale e rivela la buona mano ottenuta grazie all’insegnamento del maestro G.B. Calò**, ottimo ritrattista sebbene convenzionale.

La scelta del pittore nel voler utilizzare la tecnica del pastello ma monocromo, è dettata dal voler dare un’impronta personale ad immagini tratte da fotografie; non avviene lo stesso per i pastelli realizzati a Napoli che ritraggono modelle dal vero, contraddistinti da un acceso colorismo ispirato alla scuola napoletana.

Elaborata è l’attenta stesura sfumata sino ad ottenere dei passaggi tonali delicati e vicini comunque al verismo fotografico, favorito dall’uso di un cartoncino bruno che accomuna l’opera all’effetto seppia della fotografia.

Per personalizzare il ritratto e vivacizzarne la piattezza, il pittore ritoccherà i punti luce con dei segni di biacca, insistendo esclusivamente sugli ori e passamanerie delle onorificenze dell’alta uniforme, senza appesantire la leggerezza dei chiaroscuri del volto raffigurato.

 

*Umberto I (Torino, 1844 - Monza, 1900)

Figlio di Vittorio Emanuele, duca di Savoia; nel 68 sposò la cugina Margherita.

Nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II salì al trono promettendo di mantenere fede a quelle istituzioni libere che, elargite da Carlo Alberto e difese da suo padre, rappresentavano la forza e l’orgoglio della sua casa.

Dotato di spirito militare, promise tuttavia di essere il più vigile difensore della indipendenza nazionale in un periodo in cui pericolose minacce sembravano attentare al giovane regno; ma per l’eccessivo interesse verso l’esercito e la politica estera assunse atteggiamenti che parvero poco rispettosi del regime parlamentare.

La sconfitta di Adua del 1896 e la tendenza di Umberto ad una politica autoritaria generarono violenti moti popolari e segnarono il distacco di gran parte dell’opinione pubblica dal sovrano, il quale si era legato troppo apertamente ai partiti conservatori fatto che provocherà il disperato gesto dell’anarchico Gaetano Bresci che, nel 1900, lo uccise a Monza al ritorno da una festa scolastica.

 

**A  proposito del pittore Giovanni Battista Calò, cfr. S.N. 1.