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E’ il ritratto frontale della Regina d’Italia Margherita
di Savoia, con i capelli raccolti in un’acconciatura alta e ricadente
lungo la nuca, con in dosso un abito caratterizzato da un piccolo
scollo quadrato bordato da pizzo, mentre una seconda bordatura segue
le cuciture sulla spalla; il collo è ornato da un pendente ovale
traforato, trattenuto da un nastrino di velluto nero, secondo la
moda dell’epoca.
Il pastello raffigura Margherita di Savoia* ed è contemporaneo
del ritratto del Re Umberto I, suo marito.
E’ realizzato con la medesima tecnica del pastello monocromo,
senza l’utilizzo delle lumeggiature a biacca.
L’uso del cartoncino bruno e la scelta di preferire il tono
al colore rende l’opera molto vicina all’effetto di una fotografia
color seppia, ed i passaggi
di chiarioscuro hanno fatto credere a coloro che in diversi
momenti hanno schedato le opere del pittore per il catalogo generale
del museo di Barletta, si trattasse di un disegno a carboncino.
In effetti Gabbiani riesce in questo ritratto più che negli
altri a fondere i segni leggeri e sottilissimi del pastello in una
stesura omogenea a volte impalpabile, specie nella rappresentazione
del volto e della capigliatura, insistendo con un segno più incisivo
sui particolari minuziosi dell’abito e degli ornamenti.
Il pittore fu molto stimato dalla Regina e da suo figlio
Vittorio Emanuele III, dai quali ricevette due doni in brillanti,
oggi al museo di Barletta: una spilla con monogramma della Regina
ed una scatola recante la scritta “Vittorio Emanuele”.
* Margherita di Savoia (Torino,1851 - Bordighera,1926), fu
destinata sposa al cugino Umberto, Principe ereditario, per suggerimento
dato al Re Vittorio Emanuele II dal generale Menabrea; le nozze
furono celebrate nel 1878 (anno in cui salì al trono Umberto e Margherita
divenne Regina d’Italia) dalle quali, nel ‘79, nacque Vittorio Emanuele
III.
Di temperamento volitivo, efficace interprete di uno stile
di corte che volle essere espressione di un alto senso della dignità
regale, mirò a raccogliere intorno alla monarchia l’élite culturale
e artistica del tempo.
Di indubbio fascino, esercitò tuttavia sul consorte e sugli
atteggiamenti della corona, in talune circostanze importanti, un’influenza
rigidamente conservatrice e anche dopo la morte di Umberto nel 1900,
continuò a circondarsi di artisti, facendo sentire il suo parere
su questioni politiche (nel dopoguerra si adoperò in favore del
fascismo).
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