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E’ raffigurata frontalmente una giovane donna bruna con i
capelli raccolti, dagli occhi grandi dall’espressione corrucciata.
Indossa un abito con un’abbottonatura laterale a destra.
Il carboncino, insiema al N. 56, è ispirato ad un analogo
disegno del Michetti* sebbene, essendone una riproduzione, è privo
della freschezza e originalità dello stile del maestro.
*Francesco Paolo Michetti (Tocco Causauria/ PE, 1851 - Francavilla
al Mare/CH, 1929) si iscrisse a Napoli nel 1868 al Reale Istituto
di BB.AA. sotto la guida del Morelli, sebbene, fuori dall’Accademia,
seguisse gli insegnamenti del Palizzi e frequentava assiduamente
Dalbono e i pittori della scuola di Resina.
Le opere realizzate entro il 1874 saranno di impianto naturalistico
e rivelano i profondi influssi soprattutto di Marco De Gregorio
nel modo di impostare i partiti luminosi; partecipò il 1872 e il
‘75 al Salon parigino grazie alla mediazione del De Nittis e nel
‘74 conoscerà il Fortuny che lo influenzerà sia nei caratteri negativi
(l’amore per l’aneddoto, il virtuosismo) che in quelli positivi
(il rinnovamento nell’uso del colore e del tono che lo portano alladozione
del pastello).
E’ del ‘77 lo scoppio del “caso” Michetti per la Processione del Corpus Domini; poi
dopo essere divenuto professore onorario de Reale Istituto di BB.AA.
di Napoli, nell’ A.A. 1877/78, partecipò alle più importanti esposizioni nazionali
e internazionali.
Nel 1895 presentò La
figlia di Iorio alla Prima Biennale di Venezia, a cui partecipò
più volte con Paesaggi abbruzzesi,
per poi ritirarsi dalla pittura per dedicarsi alla fotografia, con
l’interesse per i costumi soprattutto religiosi.
La produzione popolare e di impianto corale del Michetti
sarà equidisatante tanto dal realismo integrale del Patini, pervaso
da precisi intendimenti sociali, quanto dalla raffigurazione simbolica
operata dal D’annunzio rispetto alle stesse tematiche popolari (V.
La figlia di Iorio, punto d’arrivo per essenzialità e asciuttezza
del suo discorso pittorico.).
cfr. P. 917, La Pittura in Italia;
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