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E’ rappresentato il volto a tre quarti di un Cristo assorto.
Il particolare dell’opera Cristo nell’orto, disegno realizzato nel 1872, è testimonianza degli
studi classicisti su cui andava formandosi il giovane pittore Giuseppe
Gabbiani. La scelta cade perciò, forse spinto dal maestro Calò (cfr.
S. N. 1), su un dipinto di tema sacro del pittore classicista Giuseppe
Mancinelli.
Naturalmente sarà proprio lo stile pulito, monumentale, carico
di sentimentalismo nei gesti e negli atteggiamenti a colpire il
Gabbiani che cominciava a dedicarsi alla pittura e specie al ritratto.
Estrapolando dall’originale il volto di Cristo lo raffigurando
con estrema cura dei particolari, un segno levigato, un’attenzione
meticolosa alle lumeggiature.
Giuseppe Mancinelli*. (Napoli, 1813-Palazzolo di Castrocelo/CE,
1875).
Questi, formatosi dapprima a Napoli, venne a Roma nel 1835
in contatto con la scuola di Vincenzo Camuccini, che lo indirizzò
allo studio della pittura del Rinascimento e del classicismo seicentesco;
contemporaneamente andò accostatondosi a correnti artistiche come
quella dei puristi e dei nazareni, preferendo poi ad esse l’eclettismo
di stampo neocinquecentesco e carraccesco più congegnale alla sua
vena di pittore monumentale.
E proprio con i temi sacri ottenne grande successo, tanto
che grazie all’apprezzamento riscosso per il dipinto “San Carlo Borromeo fra gli appestati” eseguito nel 1847 per la chiesa
di San Carlo all’Arena a Napoli, venne definito “novello Domenichino”.
Ma dopo il 1860 le trasformazioni avvenute nell’ambiente
artistico napoletano determinarono il lento declino del Mancinelli
che si dedicò esclusivamente ad una produzione di dipinti sacri
e di quadretti di devozione per alcune chiese di Napoli e della
provincia.
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