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E’ raffigurato un anziano frate cappuccino dalla lunga e
folta barba incolta, dal volto scarno, assorto nalla preghiera con
lo sguardo rivolto verso l’alto a destra ed una coroncina del rosario
nella mano destra.
L’opera rientra nella serie dei dipinti di tema sacro che tutti i pittori meridionali
hanno svolto nella loro attività, per soddisfare la grande richiesta
da parte della commintenza ecclesiastica.
Tra i primi e più noti vi fu Saverio Altamura (La morte di
un crociato del 1848, Foggia, Museo Civico), Bernardo Celentano
(Il seppellimento di S. Stefano dopo il
martirio del 1853, Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica) in cui
erano accentuati “quei pallidi echi della produzione nazarena” *
riscontrabili nell’eclettismo dei loro maestri Guerra, Postiglione
e Mancinelli, sebbene la penetrazione nella pittura napoletana degli
ideali puristi dei Nazareni sia avvenuta tardi e in maniera piuttosto
blanda, sia per l’entità del fenomeno che per il modo di intenderne
la poetica.
Morelli e Altamura
impostarono la propria pittura sacra su una generale semplificazione
della composizione, su uno studio del disegno e della concezione
volumetrica dei dipinti primitivi tre-quattrocenteschi e sul recupero
dello spirito religioso secondo un’accezione romantica “ingenua”
e soprattutto priva del significato simbolico dei colori, ricercato
invece negli episodi di “storia” (V. Gli
Iconoclasti di Morelli). Tuttavia mentre il Morelli ostentava
la forza del colore e delle pennellate, i dipinti d’accademia risultavano
”leccati” e dalle intonazioni monotone, traendo spunto specie dalla
lezione del Mancinelli per una visione romantica e teatrale che
esaltava il dato spirituale e sentimentale attraverso l’espressività
dei gesti e dei volti.**
A questo stile si
possono ascrivere i disegni a tema sacro del Gabbiani, dove tutto
rientra nell’ortodossia, semplicità e romanticismo della composizione,
riscontrabile sia nei gesti che nella forma con un’evidente ispirazione
al Mancinelli di cui aveva studiato profondamente lo stile come
testimonia il particolare tratto dal Cristo
nell’orto (cfr? S. N. 61), realizzato dal pittore barlettano
nel 1879.
*R. Cioffi, 1856-1868. All’Accademia di BB.AA. di Napoli,
in Teofilo Patini, a cura
di F. Bologna, L’Aquila- Castel di Sangro1990, p.270
** (cfr. p. 494, La pittura in Italia, L’ottocento,Tomo II)
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