Scheda 62

FRA DIONISIO DA BARLETTA,

  BUSTO DI SAN DIONISIO DA BARLETTA, 1893

 

 

MATITA  SU CARTA BEIGE  

                                                                                                              

 

·       cm 16 x 13 (formato ovale)

·       stato di conservazione buono

·       firmato: G. Gabbiani / 1893 (corsivo a matita, a sinistra del ritratto)

iscrizioni: Fra Dionisio da Barletta / Laico Cappuccino d’anni 73 /

m. 21 Dicembre 1755. / Tenuto in concetto di Santità.

Composizione di /G. Gabbiani

(corsivo a matita, in basso a destra del passepartout)

·       N.C.S. 16/00103860;

·       F.N. SBAAAS BA 139476/D

·       N. I. M /S : 1632 ( 272 Gabb.)

 

BIBLIOG./ PUBBL. :

Pinacoteca Comunale, catalogo 1932, 44

 

 


 

E’ raffigurato un anziano frate cappuccino dalla lunga e folta barba incolta, dal volto scarno, assorto nalla preghiera con lo sguardo rivolto verso l’alto a destra ed una coroncina del rosario nella mano destra.

 

L’opera rientra nella serie dei dipinti di tema sacro che tutti i pittori meridionali hanno svolto nella loro attività, per soddisfare la grande richiesta da parte della commintenza ecclesiastica.

Tra i primi e più noti vi fu Saverio Altamura (La morte di un crociato del 1848, Foggia, Museo Civico), Bernardo Celentano (Il seppellimento di S. Stefano dopo il martirio del 1853, Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica) in cui erano accentuati “quei pallidi echi della produzione nazarena” * riscontrabili nell’eclettismo dei loro maestri Guerra, Postiglione e Mancinelli, sebbene la penetrazione nella pittura napoletana degli ideali puristi dei Nazareni sia avvenuta tardi e in maniera piuttosto blanda, sia per l’entità del fenomeno che per il modo di intenderne la poetica.

Morelli e Altamura  impostarono la propria pittura sacra su una generale semplificazione della composizione, su uno studio del disegno e della concezione volumetrica dei dipinti primitivi tre-quattrocenteschi e sul recupero dello spirito religioso secondo un’accezione romantica “ingenua” e soprattutto priva del significato simbolico dei colori, ricercato invece negli episodi di “storia” (V. Gli Iconoclasti di Morelli). Tuttavia mentre il Morelli ostentava la forza del colore e delle pennellate, i dipinti d’accademia risultavano ”leccati” e dalle intonazioni monotone, traendo spunto specie dalla lezione del Mancinelli per una visione romantica e teatrale che esaltava il dato spirituale e sentimentale attraverso l’espressività dei gesti e dei volti.**

A questo stile  si possono ascrivere i disegni a tema sacro del Gabbiani, dove tutto rientra nell’ortodossia, semplicità e romanticismo della composizione, riscontrabile sia nei gesti che nella forma con un’evidente ispirazione al Mancinelli di cui aveva studiato profondamente lo stile come testimonia il particolare tratto dal Cristo nell’orto (cfr? S. N. 61), realizzato dal pittore barlettano nel 1879.

 

*R. Cioffi, 1856-1868. All’Accademia di BB.AA. di Napoli, in Teofilo Patini, a cura di F. Bologna, L’Aquila- Castel di Sangro1990, p.270

** (cfr. p. 494, La pittura in Italia, L’ottocento,Tomo II)