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Smalti traslucidi La tecnica degli smalti traslucidi è stata utilizzata per la prima volta, verso la fine del 1200, a Siena. In realtà esiste una polemica nazionalistica, tra l’Italia e la Francia su quale possa essere stata l’origine effettiva di tale tecnica. Gli italiani sostengono che l’inventore sia stato per l’appunto un orefice italiano, il cui nome è Guccio di Mannaia. L’orafo senese avrebbe infatti confezionato, tra il 1288 ed il 1291, un calice per il primo papa francescano Niccolò IV, donato poi dallo stesso alla Basilica di S. Francesco ad Assisi. Questo calice è firmato da Guccio di Mannaia, la cui firma, compare nella parte inferiore del fusto e reca la seguente iscrizione “Guccius Mannaie de Senis fecit / Niccholaus Pape Quartus”. A differenza delle due precedenti tecniche, quella del cloisonné e dello champlevé, questa offriva una qualità estetica migliore dovuta ad un maggiore effetto di trasparenza e lucidità. Inoltre bisogna ricordare che, in questo periodo, lo champlevé aveva ormai esaurito le sue possibilità, mentre il cloisonné era una tecnica superata, troppo lunga da eseguire, difficile e complessa. La tecnica degli smalti traslucidi consiste nel trattare la superficie del metallo a bassissimo rilievo, risparmiando in genere il profilo del contorno che mantiene il livello originale; dopo di che si interviene con uno strumento, il bulino a punta tonda, detto anche ciapola, generando cosi una specie di sbalzo a bassissimo rilievo, ovviamente lavorando in negativo. Questo rilievo che ha uno spessore di pochissimi millimetri, possiamo definirlo perciò un “rilievo sommerso”. Successivamente le paste vitree vengono polverizzate e impastate con la aggiunta di acqua, dopo di che vengono stesi con un pennello i vari colori sulla placchetta lavorata a bassissimo rilievo ed infine si sottopone il tutto a cottura all’interno di muffole (cottura indiretta). Terminata la cottura l’effetto di lucido si ottiene pulendo la superficie smaltata col cosiddetto tripolo (sostanza organica che si ricava da alcune alghe). L’effetto luminoso può essere ottenuto sottoponendo il tutto ad una seconda cottura che accentua gli effetti di trasparenza e lucentezza degli smalti. La cosa interessante è che lo smaltista sapeva già quali effetti di colore voleva conseguire; gli effetti di maggiore densità di colore venivano raggiunti non sbalzando troppo la superficie, per cui la dove non era aggettante, maggiore era la quantità di smalto che veniva messa sopra, quindi lo smalto assumeva una colorazione più intensa. Mentre la zona della figura vera e propria, che è quella sbalzata in avanti cioè a basso rilievo, è quella nella quale c’è’ poca quantità di smalto e quella in cui viene lasciato trasparire il colore della lamina d’argento sottostante. Quindi si vengono a creare delicati giochi di chiaroscuro in superficie. Tutto questo comportava la possibilità di avere sfumature di colore ed era un effetto che somigliava molto allo sfumato della pittura. |